venerdì, febbraio 13, 2009


Jarry: l'incantesimo forsennato
Dal videoteatro al multimediale, il genio che ha rivoluzionato la scena

alfonso amendola

Un nome con costanza attraversa l'universo performativo: Alfred Jarry. Ed anche lo spazio del videoteatro vive rievocando, citando ed omaggiando il grande francese.

Dalle video-azioni multimediali di Surveillance Camera Players (dal forte sapore situazionista) ai lavori di videoscena di Enzo Mirone ai cultori delle azioni patafisiche, senza dimenticare che una rara "apparizione" teatrale di Jean Baudrillard era nel recente Ubu Roy di Giancarlo Cauteruccio (dove trovavamo il "teorico della seduzione" perduto in un segno audiovisivo che guidava la scena con un suo ennesimo diktat: "il principio è quello di esagerare, è in questo modo che la realtà viene demolita"). L'occasione per noi è fondamentale per ricordarlo questo grande "demolitore". Altro grande magister che ha anticipato la nostra contemporaneità ed i flussi del tempo futuro. Ci sono alcune fotografie (tanto rare quanto preziose) che ritraggono Alfred Jarry in bicicletta. Mi piace immaginare il "re" della patafisica a bordo della sua cyclette mentre si perde e si ritrova per strade, stradine, calli, quartieri e rioni di Parigi (della sua Parigi). E mi piace una sorta di "fondazione del pensiero patafisico" di Jarry (del suo teatro gioiosamente ribelle, del suo immenso sorriso da maschera e del suo profanare il vero con un ennesimo assalto visionario) proprio negli attraversamenti sulle due ruote di una bicicletta (un mezzo che sarà caro in diversi stilemi ed utilizzi creativi a Marcel Duchamp, Samuel Beckett, John Cage giusto per dare qualche nome e giusto per sprigionare ulteriori orizzonti visionari).

Alfred Jarry (Laval 1873- Parigi 1907) con la sua trilogia dedicata al violento e parodistico Ubu (Ubu Roi, 1896, Ubu enchainé, 1900 e Ubu cocu pubblicata postuma nel 1944) realizza una delle maggiori operazioni di radicale rinnovamento della scena teatrale dalla prorompente matrice antirealistica, voracemente simbolista e spietatamente grottesca che, a partire dagli anni Venti del secolo scorso, saranno alla base dei successivi procedere del surrealismo, del futurismo e di tantissimi autori della grande Avanguardia (Antonin Artaud su tutti, che nel 1926 fonderà il Teatro Alfred Jarry, per poi continuare con Vitrac, De Chirico fino ad arrivare a Dario Fo e molti altri). E così questo solitario ed immaginifico visionario, cresciuto nel versificare di Rimbaud, Mallarmé e Apollinaire, ancor oggi ci indica un irriverente viatico per avvicinare, assaltare e reinventarla in blocco la scena teatrale, videoteatrale e multimediale. In Jarry una giocosa blasfemia (il suo primo lavoro teatrale del 1895 è César Antéchrist) ed una potente visionarietà della patafisica "ovvero la scienza delle soluzioni immaginarie" (Etre et Vivre del 1894 e Gestes et opinions du docteur Faustroll, pataphysicien, postumo 1911) perfettamente si fondono attraverso una scrittura (che sappiamo anche essere dimensione esistenziale) voluttuosa, immensamente plastica, linguisticamente inventiva e trionfante. Una scrittura, inoltre, che ha dentro di sé un senso del ritmo e del montaggio che sembra di gran lunga anticipare le tensioni letterarie mediali e cinematografiche (si veda almeno la raccolta di scritti giornalistici Speculations, anche questa pubblicata postuma nel 1911).

La "visione divergente" della patafisica teorizzata e praticata da Jarry non è soltanto un'estrosa provocazione fine a se stessa, ma è un vero e proprio assalto al mondo e alle cose. Un assalto compiuto con allegro ritualismo tribale e carnale desiderio di rinascita delle forme dell'agire scenico. Precipizio del naturale.

Tensione del divenire a matrice corale.

Astrazione del movimento.

Moltiplicazioni degli spazi e fuoriuscite sceniche.

Sono questi i diktat più cari all'invenzione patafisica di Jarry il cui "tratto più geniale – ha scritto lo storico delle Avanguardie Henry Béhar- consiste nell'aver compreso, innanzitutto che solo l'opera granguignolesca, generata da bambini insolenti, poteva risolvere l'antagonismo delle estetiche drammatiche elaborate dal naturalismo e dal simbolismo".

E quindi seguiamolo questo maestro solitario che ha voluto inventare una "nuova scena" piena di bambini, maschere, indolenze, ellissi e dove compaiono una miriade di esplosivi "forcenés" lanciati nella pienezza di un urlo collettivo. Perché (come ogni vero patafisico sa) ogni singolo attimo della nostra esistenza deve essere intenso e di "straordinario" incantesimo forsennato.


del 12-02-2009 num. 028


venerdì, gennaio 23, 2009



Due opere in prima mondiale a febbraio, Faust-bal e Picknick im Felde. Scritte da due compositori - il catalano Leonardo Balada e il greco-cipriota Constantinos Stylianou - appartenenti a generazioni diverse (il primo è nato nel 1933, il secondo nel 1972) ma accumunati da ideali pacifisti e di libertà. Entrambe basate su testi di Fernando Arrabal, scrittore dissacratorio, prolifico autore di romanzi, poesie, pièces teatrali, regista di cinema, insignito del titolo di "Trascendente Satrapo" del Collegio di Patafisica.


La Patafisica, si sa, è la scienza delle soluzioni immaginarie, che si prefigge di studiare le leggi che reggono le eccezioni e di spiegare l'universo supplementare al nostro. Il suo fondatore è il Dottor Faustroll, protagonista del celebre romanzo "neoscientifico" di Alfred Jarry (del 1911), moderno negromante, ibrido tra il Faust goethiano e un Troll, capostipite di tutti gli scienziati pazzi del Novecento. Nell'opera di Balada e Arrabal la protagonista è invece Faust-bal, che è una reincarnazione femminile di Faustroll, donna avvenente, con qualità intellettuali superiori, simbolo della bontà in un mondo dominato dalla violenza, legata ad un'amazzone, devastata da un'insaziabile curiosità scientifica che la porta a viaggiare tra le galassie e ad affrontare, in un'epica sfida tra il bene e il male, il capo supremo delle forze armate spaziali, il feroce Margarito (alter ego della Margherita goethiana), che però si innamora di lei e tenta di possederla.


L'opera di Stylianou si basa sull'omonima pièce teatrale di Arrabal Picnic in campagna, esempio di teatro dell'assurdo e di impegno pacifista: il protagonista è il soldato Zapo, che si trova da solo in un avamposto al fronte, quando improvvisamente spuntano i suoi genitori che, ignorando completamente i sibili delle pallottole intorno a loro, organizzano un allegro picnic. E quando appare Zépo, un soldato nemico, invece di essere aggredito e catturato, viene invitato al picnic dove nasce un'animata discussione su come si possano evitare le guerre in futuro.


La concezione musicale delle due opere si presenta piuttosto diversa. Leonardo Balada, che vive a New York (dove si ha studiato alla Julliard School ed è stato allievo di Vincent Persichetti e Aaron Copland), ha sviluppato negli ultimi tempi un linguaggio musicale eclettico e postmoderno, che ama mescolare elementi tonali e atonali, sempre incline ai processi musicali ritmicamente incalzanti e a una brillante scrittura orchestrale (come testimoniano i suoi molti lavori incisi dalla Naxos, ad esempio Guernica, le Sinfonie nn. 4 e 5, i concerti per violino, per violoncello, per pianoforte, per chitarra). La partitura di Faust-bal gioca sul contrasto di stili, con una chiaro gusto per la dimensione grottesca, una scrittura vocale apertamente lirica, un'orchestrazione espressionistica, spigolosa, con alcune pennellate elettroacustiche, ma priva degli elementi folkloristici che caratterizzavano le sue opere precedenti (come Hangman, Hangman!, Zapata, Cristoforo Colombo, María Sabina). Constantinos Stylianou, che vive a Londra (ha compiuto i suoi studi al Royal College e alla Royal Holloway University), nel comporre Picknick im Felde ha invece incentrato la sua attenzione sulla voce umana, esplorandone tutte le possibilità, dal parlato alle ampie arcate liriche, condensando l'azione musicale e i dialoghi, usando l'orchestra da camera per sottolineare il contenuto espressivo del testo.


Faust-bal debutterà il 13 febbraio al Teatro Real di Madrid (nel quadro della stagione sul tema delle "Tentazioni"): sarà diretta da Jesús López Cobos, con la regia di Joan Font, le scene di Joan Guillén, le coreografie di Xevi Dorca, un cast formato da Ana Ibarra (Faust-bal), Cecilia Díaz (Amazon), Gerhard Siegel (Margarito), Tomas Tomasson (Mefistofele), Stefano Palatchi (Dio).


Picknick im Felde andrà invece in scena al Landestheater di Linz il 20 febbraio, in un allestimento firmato da Tobias Ribitzki, con le scene di Florian Angerer. Sul podio ci sarà Ingo Ingensand, sul palcoscenico Christian Zenker (Zapo), Iurie Ciobanu (Zépo), Cheryl Lichter (la madre di Zapo), Franz Binder (suo padre). Gianluigi Mattietti

giovedì, gennaio 22, 2009




Gianna Carrano Sunè. Siamo tutti appesi a un filo19/02/09 > 06/03/09 - Milano




“Siamo tutti appesi a un filo” sviluppa il tema dell’equilibrio e il concetto del bilico visualizzando soggetti acrobaticamente in sospeso, alla ricerca di una possibile stabilità sull’orlo di una dimensione sconosciuta. Le fotografie, in bianco e nero, hanno l’unica nota di colore nel filo rosso (che rappresenta il “focus” nello sguardo dello spettatore) inserito direttamente nel quadro con un tubo luminoso di wirelux. Il progetto-luce, evidenzia con forza luminosità e ombre dello spazio espositivo per dividerne i volumi e sottolineare, rafforzandole, nuove emozioni. Il progetto musicale, in collaborazione con SkyRec sound-design, utilizza l’alta tecnologia a ultrasuoni per rievocare attraverso voci, parole, vibrazioni e rumori gli elementi di uno spazio sonoro. I soggetti delle fotografie, sono persone che hanno accettato di partecipare al progetto rappresentando il loro atteggiamento nelle situazioni di instabilità verso l’ignoto dando, così, un significato più profondo al lavoro dell’artista.
La mostra ha il patrocinio del Comune di Milano e di Kilometrorosso, il parco scientifico e tecnologico progettato da Jean Nouvel.


Gianna Carrano Sunè vive e lavora a Milano.


(1994 - partecipa con il racconto ‘La scatola alla ricerca del suo contenuto’, alla manifestazione “Chandelle verte “ sulle arti patafisiche organizzata da 8 gallerie d’arte di via Maroncelli, a Milano. Nell’occasione, realizza una scultura nello spirito della Patafisica per rappresentare visivamente il racconto, avvalendosi del commento orale di Alessandro Bergonzoni.)




Gianna Carrano Sunè. Siamo tutti appesi a un filo


Inaugurazione: giovedì 19 Febbraio, dalle ore 18.00


Periodo: 19 Febbraio - 6 Marzo 2009


Casa dell’energiaVia Verga 22/3 angolo Piazza Po, Milano


Orari: da lunedì al venerdì 9.00-17.00


Ingresso libero


tel. 0277203442
UFFICIO STAMPA Eleonora Tarantino Press & Media (tel. 335/6926106)


'La biblioteca di Babele', personale pittorica di Carlo Battisti
24/01/2009
La Spezia. Sabato 24 gennaio 2009 alle 18.00 inaugura presso la galleria d'arte contemporanea Il Gabbiano La biblioteca di Babele, personale pittorica di Carlo Battisti.L'esposizione consiste in venticinque lavori di cm 34 x 34 tratti dall'omonimo racconto di Jorge Luis Borges.La mostra avrà luogo fino al 26 febbraio 2009.Note sull'autoreNato a Viareggio nel 1945, Carlo Battisti consegue il diploma di scultura presso l'Istituto d'Arte di Pietrasanta e di scenografia all'Accademia di Firenze. Vanta un nutrito curriculum con esposizioni in Italia, Germania e Francia:tra le altre, la Biennale di Parigi presso il Centre National d'Art Contemporain nel 1973, la personale di installazioni sonore alla Sala Brunelleschi di Firenze nel 1987, la Rassegna dell'Arte Patafisica Europea a Brescia nel 2005 e le mostre, gli eventi e le pubblicazioni dell associazione culturale BAU di Viareggio.

Orari di aperturaDa martedì a sabato ore 17.00 - 20.00Chiuso domenica, lunedì e festivi.Ingresso libero.Per informazioniGalleria IL GABBIANO arte contemporaneavia don Minzoni 53 Tel. 0187 733000 / 333 8299027

venerdì, dicembre 19, 2008

VEDI NAPOLI E POI MUORI


Mario Persico
Nato nel 1930 a Napoli dove vive e lavora. Negli anni Cinquanta, insieme a Mario Colucci, Lucio Del Pezzo, Guido Biasi, fece parte del gruppo di artisti che aderì alla corrente pittorica detta nucleare, il cui maggior rappresentante era il milanese Enrico Baj.Dal 1959 al 1963 è stato il redattore della rivista “Documento Sud”, un foglio di tendenza che stabilì tra la città di Napoli ed il mondo dell’arte una fitta serie di rapporti internazionali. Dal 1963 Persico cominciò un percorso autonomo, verso opere aperte che chiamò “praticabili”, poiché il fruitore poteva interagire con esse, ampliandole o modificandole. Nel 1966 illustra la traduzione italiana di Luciano Caruso dell’opera patafisica Ubu Cocu di Alfred Jarry. L’artista frequenta e collabora da sempre con Edoardo Sanguineti. (scenografie e costumi per l’opera Laborintus II di Sanguineti su musiche di Luciano Berio alla Scala di Milano nel 1973). Più recentemente ha firmato con Sanguineti, Dorfles e Pirella il Manifesto dell’Antilibro ed ha realizzato nel 2001, alla Biennale di Venezia, due Bandiere della Pace impaginando nei modi della poesia visiva un testo di Sanguineti. Nel 2004, un Omaggio a Shakespeare, nove sonetti”, con traduzioni di Sanguineti. Dal 2001 è Rettore Magnifico dell’Istituto Patafisico Partenopeo.
TEATRO: TERZO “TEATRINVERSUS” DEDICATO AD ALFRED JARRY


(AGI) - Cagliari, 9 dic. - E’ dedicata all’artista francese Alfred Jarry la terza edizione di “Teatrinversus”, rassegna di teatro, musica, danza e arti visive che prende il via sabato 13 dicembre a Villasor. Il cartellone 2008 proposto della compagnia “Fueddu e Gestu” concentra l’attenzione sulla figura dell’autore di “Ubu Roi” dopo aver ripercorso, nelle due edizioni precedenti, la carriera artistica di Federico Garcia Lorca e Frida Kahlo.
La rassegna, che si concludera’ il 21 dicembre, affida il debutto al fotografo Pablo Volta che, nella mostra “Demolizione Z” racconta, attraverso le immagini, lo smantellamento degli impianti industriali dello zuccherificio di Villasor, una sorta di omaggio agli operai in cassa integrazione che attendono la riconversione dello stabilimento.
“Teatrinversus”, che quest’anno si avvale della collaborazione dell’Istituto Patafisico francese, prevede la proiezione del film di animazione “Il pianeta selvaggio” di Roland Topor, opera grottesca nota per le immagini surreali tra ambientazioni e creature. Il calendario offre, inoltre, il debutto in prima nazionale del nuovo spettacolo di Fueddu e Gestu “Ubu Rey”, in programma il 18 dicembre, tratto dall’omonima opera di Jarry.
“E’ uno spettacolo sardonico”, ha spiegato il regista Giampietro Orru’, illustrando stamane alla stampa il programma della rassegna, “dove la maschera mantiene la sua funzione simbolica, esplorando lo spirito del personaggio grottesco ideato da Jarry, marionetta umana brutale e cinica, ingorda di potere e denaro e perfetta sintesi di disumanita’ e lucido gioco al massacro”.
Tra gli appuntamenti rientra anche l’incontro, sabato 20, alle 17.30, con Fernando Arrabal, scrittore di origine spagnola che, con la sua opera, ha ottenuto riconoscimenti dal Teatro dell’Accademia francese, il Nabokov di narrativa, l’Espasa di saggistica e il World’s Theater. A seguire, alle 21, Giovanni Fancello ed Enzo Favata si esibiranno nel concerto “Jazz e cucina: sukku suk, il cibo raccontato e suonato”. (AGI)
Fernando Arrabal, La scampagnata. Recensione di Beppe Costa
10 Dicembre 2008


Fernando Arrabal ritorna trent'anni dopo la prima edizione di Panico da Pellicanolibri.
Nel 1978, con la mia appena neonata casa editrice, pubblicai il volume di Arrabal, Alejandro Jodorowsky e Roland Topor Panico (in Francia era uscito nel ’77, che tempismo per un editore italiano!) manifesto di un movimento surreale fondato da Arrabal.
Regista, autore di testi teatrali, giocatore di scacchi (e molto altro ancora) erede naturale di Eugène Ionesco, aggregò filosofi, pittori, scultori, e musicisti. Jodorowsky è diventato molto noto in Italia per aver girato film con Battiato e pubblicato diversi libri. Ho avuto con lui uno straordinario incontro a Taormina, membro della giuria dell’omonimo festival.
Di Arrabal pubblicai altri due libri, un testo teatrale e un libretto di previsione politica rivolto ai militanti comunisti spagnoli. In quel periodo molti gruppi teatrali a Milano e Roma mettevano in scena Il cimitero delle automobili (edito da Milano Libri) e il Gran Cerimoniale. Due piccoli capolavori che venivano replicati per mesi (i teatri erano molto piccoli). E noi, io Fernando e Alejandro molto giovani e folli.
Infatti la collana dove ebbero collocazione si chiamava “La nave dei folli”.
Se allora la fortuna non ci arrise a Fernando e alla mia editrice, alle prime pubblicazioni, oggi vorremmo avere la speranza che, trent’anni dopo (come è accaduto per altri eventi culturali) il nostro paese si accorga di un autore così geniale. Un ribelle appassionato e giocoso, dissacrante, con una visione della politica, la sua opera ‘vede’ la sindrome del nostro secolo fatto di reticolati e di gulag: un modo per stare costantemente in guardia. Verso la fine di Lettera ai militanti comunisti spagnoli Arrabal scrive: «…la grande sghignazzata universale che mostri, una buona volta, che il comunismo, come il re è nudo, … e che mi perdonino le vittime»; era il ’78 e il muro non era caduto ancora e Ceauºescu stava ancora al potere. Era ed è più informato dei politici, dei giornalisti e degli ‘storici’.
La sua opera ha ottenuto il plauso internazionale (il Gran Premio di Teatro dell’Accademia Francese, il Nabokov di narrativa, l’Espasa di saggistica, il World's Theater, solo per citarne alcuni). Il Collegio di Patafisica lo ha insignito del titolo di «Trascendente Satrapo» (che per questo collegio equivale al Nobel). È stato ultimo finalista del Premio Cervantes 2001, grazie al sostegno di Camilo José Cela. Le Mage assicura che è stato finalista del Nobel 2005, premio che hanno sollecitato per l’autore varie istituzioni e personalità, come ad esempio il Professor Francisco Torres Monreal, dell’Università di Murcia. Il 14 luglio 2005 gli è stata conferita la Legion d’Onore.

Beppe Costa
per info: 06 61563181

domenica, settembre 07, 2008









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