martedì, giugno 16, 2009

da http://gricciardi.wordpress.com/2009/06/15/larte-tra-patafisica-e-quantica/ :

giovanni ricciardi - blog

L’arte è la natura stessa che insegna ad ”essere” con il suo silenzio.

C’è un tipo di arte che porta in se un linguaggio universale e multiversale e che pone nel nostro infinitamente piccolo definitivamente a termine qualsiasi strascico postmoderno, pop, e quanto altro indagato negli ultimi 20 anni; E’ quell’ arte che non si arresta alla rappresentazione dell’esperienza visiva ma ne fa smaterializzazione del proprio vissuto sia fisico che mentale, fino alla percezione interferenziale di esistenze e soluzioni possibili. Non voglio di certo riportare alla luce una visione interiore né emotiva-espressionista, né surreale, e mi piacerebbe anche porre fine alla definizione di “astratto” termine che a tutt’oggi, venendo meno il concetto stesso di realtà come “contenitore” non trova più alcun senso di esistere in quanto produttore di un grosso ossimoro. L’arte apre ogni giorno invece nuovi spazi a interferenze e luoghi presenti e possibili in una sovrapposizione infinita. Pone il quesito quantico dell’imprevedibile e del compiuto in se ( Hic et nunc). La riproduzione non è più possibile concepirla con lo stesso valore, essa va ripensata in altro, come unica combinazione improvvisa, così come lo è una pennellata mossa da quello che chiamiamo volontà o come forma inspiegabile. Il tutto, in quella possibilità realizzata da una stessa matrice la quale invece, resta ancora un affascinante mistero che si sovrappone a tal punto da divenire nube confusa.

g.r.

arte | quantica |ossimoro | pittura | arte domani | futuro dell’arte | patafisica | giovanni ricciardi

lunedì, giugno 15, 2009

Nell’esposizione il pittore grossetano (1964) ha presentato l’ultimo ciclo di lavori realizzati sul tema del movimento Futurista, di cui quest’anno cade il centenario dalla pubblicazione del manifesto programmatico (Le Figarò 20,02,1909).
Grosseto - dal 5 all'undici giugno 2009
Armando Orfeo - Sfuturismi. Omaggio al Futurismo Statico
CEDAV - CENTRO PER LE ARTI VISIVE

Via Giuseppe Mazzini 97 (58100)
patrocini: Fondazione Grosseto Cultura, Comune di Grosseto
telefono evento:
+39 3474277572







da http://www.vitadidonna.org/cultura/teatro/leben-di-marco-martinelli-al-teatro-india.html

Recensione

CHE FATICA ESSERE PATAFISICI!

E’ ormai evidente amici teatrizzati che la stagione teatrale invernale sia conclusa.

La noia mostra il suo volto cupo però che bel finale questo “Leben”.

Atemporalità, spazi dislocati, secoli intrecciati, sogni concatenati.

Personaggi dalle espressioni e dai volti grotteschi, con posture e gesti ironici e divertenti.

Luci sapientemente dirette da Vincent Longuemare nell’intrecciare e nel separare le storie, nell’unirle.

Interpretazione di alto livello per tutta la Compagnia del Teatro delle Albe, con una Montanari imperiosa nella sua Condolcezza, feroce e cattiva manager in gonnella con qualche difficoltà ai tacchi.

L’infaticabile Martinelli dirige con intelligenza e cura lo spettacolo ispirato a Scherz, Satire, Ironie, und Tiefere Bedeutung di C.D. Grabbe, drammaturgo tedesco del primo ottocento molto amato da Alfred Jarry teorizzatore della Patafisica (scienza delle soluzioni immaginarie, del particolare e delle leggi che governano le eccezioni), in cui un portiere di una multinazionale “Leben” (vivere) appunto sogna di essere un diavolo, che a sua volta sogna di essere catapultato sulla terra in pieno Ottocento.

Un diavolo proprio malcapitato che è costretto a soffrire il freddo e la cattiveria dell’umanità al cui confronto la sua diabolica fama rimane offuscata.

Costumi “primi novecento” per le ragazze prostitute, ripiegate in anguste valigie, prodotte dalla Leben; tonache grezze per i naturalisti dell’Ottocento, studiosi del diavolo, cui capita di vedersi vendere le rispettive, caste, fidanzate; tailleur distinti per la direttrice che critica Hitler e l’estetica e ama le canzonette.

Musiche raffinate LEBEEEN LEBEEEN LEBEEEN e pazzoidi: If you really love me a sbilanciare ed equilibrare quest’unione di malinconica ironia, di surreale atmosfera, di profonda sensibilità.

Ottocento. Duemilanove. Palco. Platea. Non ci sono più confini. La “Leben”, il Castello, il pubblico tutti impastati di questo Male.

Un legame tra gli spettatori, i teatranti, la storia di cui inscindibilmente fanno entrambi parte per un teatro, questo delle Albe, cantiere aperto e centro di produzione che si dedica anche a un’intensa attività pedagogica, ancora capace di ascoltare il “rumore” della vita.

Spettacolo con numerose contaminazioni: da quelle musicali (inni di guerra e melensi motivetti) a quelle sceniche; eterogeneo, pieno di vitalità istintiva che continuamente rilegge i testi della grande tradizione a caccia di collegamenti col presente per sovvertire il ciclo monotono del tempo.

Apriamo le finestre, indossiamo gli occhiali da sole, c’é aria di patafisica!

Con Alessandro Argnani, Luigi Dadina, Cinzia Dezi, Luca Fagioli, Roberto Magnani, Michela Marangoni, Ermanna Montanari, Massimiliano Rassu, Laura Redaelli, Alessandro Renda, Mattia Riccardi

Regia di Marco Martinelli
Teatro India - Giovedì 14 maggio 2009

Stefano Maria Palmitessa e Francesca Barreca