martedì, marzo 07, 2017

ORMEGGI


HOLA



SI POSSONO SCIOGLIERE GLI ORMEGGI 



- finalmente libera -

a che serve un ormeggio di pastoia
quando il mare è immenso
e pieno di sole?

Sciogliere gli ormeggi
ritirare l'ancora
scatenare i legami

mentre infuria la buriana
dal rumor di cateratte di cascate
ghiacce eterne

mentre infuria il millecento si riesuma
l'incubo guerre schianti e pestilenze

Levarsi le zavorre dal collo
non arretrare sotto al giogo
sciogliere scegliere
dissolvere risolvere
liberare LIBERARE





Archivio Victor Joseph
2014




mercoledì, giugno 01, 2016

CIAO VICTOR

Henri de Toulouse-Lautrec 
AVVISO DI LUTTO AI NAVIGANTI

oggi ha raggiunto i campi elisi dispersi di fiori blu

sul lago di ginevra guardando ad oriente

senza alcun dolore immerso nel sonno


VICTOR JOSEPH

iniziatore e leader patafisico che apprese l'arte della 'patafisica sulle nanocchie dei nostri maestri

che fecondò la folla portando in silenzio fino al giusto attimo la luce patafisica da boris vian dalle caves e dalle tanes al giorno fortunato nel quale trovò la sua collocazione o configurazione nei tremila anni della nostra disgraziata civiltà indecorosa chè le scimmie dettero miglior prova di sè ogni volta che ne furono richieste

di lui riconoscendo gli scritti che verranno riediti oggi che finalmente possiamo saccheggiare dagli archivi

tutto è possibile

vita e morte sono una sfumatura nel gioco delle grandi sfere celesti

l'associazione patafisica tutta nell'assenza fatale di presidente segretaria padre padrone e padre celeste che dio li strafulmini e li conservi lontani da qui

partecipa a quanti lo vorranno apprendere del suo lutto

come lui stesso ci ha tramandato
la vendetta la lasciamo al dio degli ebrei

domenica, luglio 14, 2013

I PRIMI ASINI (LES PREMIERS ÂNES) - JACQUES PRÉVERT




I primi asini - Jacques Prévert

Un tempo, gli asini erano del tutto selvaggi, cioè mangiavano quando avevano fame, bevevano quando avevano sete e correvano sull’erba quando andava loro di farlo.

Ogni tanto, arrivava un leone e mangiava un asino, allora tutti gli altri asini scappavano gridando come asini, ma l’indomani non ci pensavano più e ricominciavano a ragliare, a bere, a mangiare, a correre, a dormire … Insomma, a parte i giorni in cui arrivava il leone, tutto andava assai bene.

Un giorno, I re della creazione (è così che gli uomini amano chiamarsi tra di loro) arrivarono nel paese degli asini, e gli asini tutti contenti di vedere gente nuova galopparono incontro agli uomini.

Gli asini (parlano galoppando): “Sono strani animali pallidi, camminano a due zampe, le loro orecchie sono molto piccole, non sono belli, ma bisogna comunque far loro una buona accoglienza … è il minimo.”

E gli asini fanno gli scherzosi e si rotolano nell’erba agitando le zampe, cantano la canzone degli asini e poi, per ridere, spingono gli uomini per farli cadere in terra; ma all’uomo non piace molto scherzare se non è lui a farlo. Dopo cinque minuti da che i re della creazione sono arrivati nel paese degli asini, gli asini sono tutti legati come salami.

Tutti, meno il più giovane, il più tenero, messo a morte e arrostito alla brace con gli uomini tutti intorno con iI coltello in mano. Una volta che l’asino è cotto a puntino, gli uomini cominciano a mangiare e fanno una smorfia di cattivo umore, poi gettano i loro coltelli in terra.

Uno degli uomini (parla da solo): “Non sta a pari col manzo, non sta a pari col manzo!”

Un altro: “Non è buono, preferisco il montone!”

Un altro: “Oh come è cattivo” (piange).

E gli asini prigionieri vedendo piangere l’uomo pensano che sia il rimorso a fargli uscire le lacrime. Ci lasciano andar via, pensano gli asini, ma gli uomini si alzano e parlano tutti insieme facendo grandi gesti.

Coro degli uomini: “Questi animali non sono buoni da mangiare, Ie loro grida sono sgradevoli, le loro orecchie ridicolmente lunghe, sono sicuramente stupidi e non sanno leggere né contare, li chiameremo asini perchè questo ci piace e porteranno I nostri bagagli. Noi che siamo re, avanti!”
E gli uomini si portarono via gli asini.

 


(Les premiers ânes - Jacques Prévert

Autrefois, les ânes étaient tout à fait sauvages, c’est-à-dire qu'ils mangeaient quand ils avaient faim, qu'ils buvaient quand ils avaient soif et qu'ils couraient dans l'herbe quand ça leur faisait plaisir.

Quelquefois, un lion venait qui mangeait un âne, alors tous les autres ânes se sauvaient en criant comme des ânes, mais le lendemain ils n'y pensaient plus et recommençaient à braire, à boire, à manger, à courir, à dormir... En somme, sauf les jours où le lion venait, tout marchait assez bien.

Un jour, les rois de la création (c'est comme ça que les hommes aiment à s’appeler entre eux) arrivèrent dans le pays des ânes, et les ânes très contents de voir du nouveau monde galopèrent à la rencontre des hommes.

Les ânes (ils parlent en galopant): "Ce sont de drôles d'animaux blêmes, ils marchent à deux pattes, leurs oreilles sont très petites, ils ne sont pas beaux mais il faut tout de même leur faire une petite réception... c’est la moindre des choses... "

Et les ânes font les drôles ils se roulent dans l'herbe en agitant les pattes, ils chantent la chanson des ânes et puis, histoire de rire, ils poussent les hommes pour les faire un tout petit peu tomber par terre; mais l'homme n'aime pas beaucoup la plaisanterie quand ce n'est pas lui qui plaisante et. il n'y a pas cinq minutes que les rois de la création sont dans le pays des ânes que tous les ânes sont ficelés comme des saucissons.

Tous, sauf le plus jeune, le plus tendre, celui-là mis à mort et rôti à la broche avec autour de lui les hommes le couteau à la main. L’âne cuit à point, les hommes commencent 'à manger et font une grimace de mauvaise humeur puis jettent leur couteau par terre.

L'un des hommes (il parle tout seul): "Ça ne vaut pas le boeuf, ça ne vaut pas le boeuf! "

 Un autre : "Ce n'est pas bon, j'aime mieux le mouton!"

 Un autre : "Oh que c'est mauvais (il pleure)."

 Et les ânes captifs voyant pleurer l'homme pensent que c'est le remords qui lui tire les larmes.

On va nous laisser partir, pensent les ânes mais les hommes se lèvent et parlent tous ensemble en faisant de grands gestes.

Choeur des hommes : "Ces animaux ne sont pas bons a manger leurs cris sont désagréables, leurs oreilles ridiculement longues, ils sont sûrement stupides et ne savent ni lire, ni compter, nous les appellerons des ânes parce que tel est notre bon plaisir et ils porteront nos paquets. "C'est nous qui sommes les rois, en avant!" Et les hommes emmenèrent les ânes.)

Traduzioni Joseph

 

 

 

 

domenica, maggio 13, 2012

Agenzia Radicale - Soltanto un quadro al massimo: Gino De Dominicis e Sigmar Polke

de dominicis polke.jpg
All’Accademia Tedesca a Villa Massimo a Roma
di GIOVANNI LAURICELLA
Soltanto un quadro al massimo, curata da Ludovico Pratesi e dal Direttore dell’Accademia Tedesca, Dr. Joachim Blüher, mette a confronto di volta in volta l’opera di un artista tedesco con quella di un artista italiano. LaPiramide Invisibile di De Dominicis e la Kartoffelmaschine (Macchina delle patate) di Sigmar Polke sono state realizzate entrambe nel 1969. Una base di una piramide che altro non è che un quadrato disegnato sul pavimento è l'opera che in questo caso viene realizzata da chissà chi per Gino De Dominicis, che ormai ci ha lasciato da oltre un decennio.
La Piramide Invisibile è una tra le opere più rappresentative della sua arte - molto criptica - che a suo tempo faceva tanto scalpore. Arte visuale, definita anche concettuale: adesso le opere che si rifanno a tale concezione si definiscono post-concettuali. Opere intrise di un contenuto che spesso si rifaceva esplicitamente alla filosofia.
Eppure, anche se non sembra, perché di arte contemporanea si parla, cioè di qualcosa che è proiettata in un’ idea che guarda avanti per anticipare le aspettative di tutti, il suo pensiero viene da un tempo a noi lontano: si rifà, infatti, totalmente a quello dello scrittore drammaturgo Alfred Jarry (1873 – 1907), e in particolare alla sua “scienza delle soluzioni immaginarie”, all’universo supplementare al nostro, alla logica delle accezioni da lui stesso definita Patafisica.
Questo concetto si rifà ironicamente alla metafisica, ovvero alla scienza di ciò che è vicino e viene dopo la fisica, la cui radice èancora più lontana, in quanto risalente a Enopide di Chio o meglio al suo allievo più per noi famoso, Ippocrate di Chio (470 – 410 a. C.) da non confondere con il padre della medicina. Questi fu anche il precursore delle scoperte geometriche che conosciamo da Euclide, tipo le dimostrazioni per assurdo che portarono alla quadratura del cerchio o area delle lunule ecc.
Non a caso Gino ha molto insistito e tanto realizzato sulle rappresentazioni di allestimenti che avevano a che fare con la “geometria”, scienza da lui appositamente reinventata.
Una elaborazione che, come ho già detto prende spunto dalla Patafisica. Patafisica? Sì e che opera ti ci mette a fianco Ludovico Pratesi? Le patate di Sigmar Polke, non meno nobili della filosofia della patafisica perché anche loro pregne di pensiero filosofico. In questo caso sono “patafisica” nel senso voluto dall’artista tedesco che dà una particolare forza rigeneratrice alla natura.
Infatti, come di vede nell'opera esposta di fronte a quella di Gino De Dominicis, la patata esercita la sua forza girando intorno all’altra che giace immobile al centro… Più patafisica di così!
Gino De Dominicis e Sigmar Polke al MassimoVilla Massimo, Accademia Tedesca, Romadal 03/05/2012 al 07/06/2012

FONTE Agenzia Radicale

Soltanto un quadro al massimo: Gino De Dominicis e Sigmar Polke
sabato 12 maggio 2012

martedì, ottobre 04, 2011

baj a torino

fonte: http://www.teatro.org/rubriche/altre_arti/elena_salamon_presenta_baj_a_torino_30046

Omaggio a Modigliani 1984
La piccola galleria d’arte di Elena Salamon a Torino, specializzata in stampe e incisioni, che da 4 anni anima il centro storico e pulsante della città continua la sua indagine nel grande panorama dell’arte moderna.
Mercoledì 19 ottobre Elena Salamon presenta 9 opere (litografie, serigrafie e acqueforti, molte realizzate con la tecnica del collage) che dal 1958 al 1984 ripercorrono la poetica di Baj, grande maestro del novecento.
Enrico Baj, pittore, scultore e incisore nato a Milano nel 1924, è considerato l'ultimo testimone delle avanguardie del dopoguerra.
Si contraddistingue per il rigore con cui ha affrontato tematiche sociali con dissacrante ironia, per essere stato intellettuale inquieto e polemista, ma sopratutto per essere tra i più apprezzati artisti italiani, forse più a livello internazionale che nazionale.
Attivo rappresentante delle avanguardie degli anni Cinquanta, fonda, con Dangelo e Gianni Dova, il "Movimento Nucleare", movimento innovativo sia dal punto di vista formale sia da quello ideologico, tendente a instaurare contatti con artisti ed intellettuali europei. Attento alle correnti europee e non, del Dadaismo e del Surrealismo, filtra queste esperienze per giungere al suo "fil rouge" di impegno civile contro le prepotenze ed aggressività del mondo attraverso le icone della denuncia del potere: i suoi famosissimi personaggi cinici e arroganti che indaga con sarcasmo, e nel contempo le figure gioiose e ludiche, o addirittura le rivisitazioni di quadri di mostri sacri della pittura.
L'opera di Enrico Baj si snoda nel tempo, utilizzando varie tecniche, ma con la presenza continua dell’ironia dissacratoria ed il piacere di fare pittura con ogni sorta di materiale. Sperimentatore per natura, Baj passa senza soluzione di continuità dal "dripping", dei primi dipinti nucleari, al classicismo delle illustrazioni per il De Rerum Natura, dagli "interventi materici", su pattern e arazzi, alle ricerche con gli specchi infranti e col collage.
Negli anni '60 incontra la Patafisica (la scienza delle soluzioni immaginarie: i suoi propositi sono vicini al non senso e dimostrati attraverso l'assurdo, si prefigge di studiare il particolare e le eccezioni) che segnerà un punto basilare del suo cammino; nel decennio seguente approfondisce i temi più pressanti, ovvero il degrado nel contemporaneo e l'ottuso asservimento alle nuove tecnoscienze.
In stretto contato con pittori e intellettuali suoi contemporanei, analizza con gli amici Lucio Fontana, Piero Manzoni, Sergio Dangelo, Joe Colombo e Lucio Del Pezzo, il mondo dell'arte, tenendo sempre d'occhio le mutazioni politiche e sociali. Negli anni '80 lavora in ambito teatrale con grande successo collaborando, tra gli altri progetti, all’ “Ubu Re”. Muore nel 2003.
A guidare la scelta, come sempre, criteri di qualità che stanno alla base di un profondo desiderio di promuovere l’alto valore delle stampe originali per la divulgazione dell’arte. Tutte le opere sono, come di consueto, corredate da schede tecniche con precise informazioni su riferimenti dei cataloghi ragionati, tirature, stati, stampatori e editori, redatte alla luce degli studi più recenti.

PICCOLO OMAGGIO A BAJ
sperimentazione di materia
da mercoledì 19 ottobre a sabato 19 novembre 2011
Via Torquato Tasso, 11 (Piazzetta IV Marzo) Torino
martedì, mercoledì, venerdì 15.00 - 19.00 giovedì e sabato 10.30 - 19.00 continuato
lunedì chiuso, in altri orari su appuntamento
www.elenasalamon.com tel 011-7652619      339-8447653

Inaugurazione mercoledì 19 ottobre 2011 dalle 18.30, ingresso libero

martedì, giugno 21, 2011

Niente voglio sapere che non abbia già pagato (Il Monte Analogo)

c'è gente va in nepal per rifarsi i denti il resto poi viene da sé ma non sempre

sabato, giugno 18, 2011

Governo patafisico!

FONTE: http://it.paperblog.com/governo-patafisico-437488/


Creato il 16 giugno 2011 da Luna Bianca Luna Nera

Oggi 16 giugno è impossibile non ricordare l'anniversario della scomparsa, in anni recenti, dell'artista e anarchico milanese Enrico Baj, pittore surrealista e un po' grottesco, dal grande impegno politico.





Enrico Baj ha aderito al movimento patafisico, che un intellettuale patinato affermerebbe non avere assolutamente niente a che fare con le chips: in realtà la patafisica, che non è la tua fisica (pas ta physique) e non è nemmeno la pastafisica (pate à physique), è LA SCIENZA DELLE SOLUZIONI IMMAGINARIE. Dunque la si può tranquillamente immaginare anche associata alle patatine.

La patafisica indaga la molteplicità degli universi paralleli al nostro.

La patafisica studia le eccezioni, il particolare, l'assurdo invece che le regole, l'ordinario, l'abitudine.

La patafisica è ciò che è vicino alla metafisica, ossia a ciò che è oltre la fisica.

La patafisica è anarchia, o meglio: la patafisica oltre che rinnegare il potere lo sbeffeggia e lo mette in ridicolo. Un momento storico come il nostro, in cui il potere si mette in ridicolo da solo, è dunque intimamente, inderogabilmente, inevitabilmente patafisico.

“Serata del disonore” “repertorio antologico, patafisico e criminale” domenica 3 luglio alle ore 21 al Parco del Paradosso

FONTE: http://www.newtuscia.it/interna.asp?idPag=28802


PAOLO ROSSI PROTAGONISTA A VITERBO PER “CAFFEINA” IL 3 LUGLIO LO SPETTACOLO “SERATA DEL DISONORE” AL PARCO DEL PARADOSSO


17/06/2011 : 12:33

(NewTuscia) - VITERBO - Una performance imperdibile arricchirà il programma di Caffeina Cultura 2011, la grande manifestazione che si svolgerà nel centro storico di Viterbo dal 30 giugno al 16 luglio. L’attore, cantautore e comico Paolo Rossi si esibirà domenica 3 luglio alle ore 21 al Parco del Paradosso (situato tra i quartieri medioevali di San Pellegrino e Pianoscarano).




Si tratterà dell’unico spettacolo a pagamento dell’intero cartellone. Sul palco viterbese Paolo Rossi presenterà il suo spettacolo “Serata del disonore”, un delirante e irriverente “repertorio antologico, patafisico e criminale” che racconta, tra monologhi comici e tragici, canzoni e momenti di cabaret, i plurimi vizi e le rare virtù dell’Italia degli ultimi vent’anni.
Rossi sarà accompagnato in scena dalle musiche di Emanuele Dell’Aquila. L’ingresso allo spettacolo ha un costo di 15 euro più i diritti di prevendita. I biglietti sono disponibili on line sul circuito www.greenticket.it oppure a Viterbo presso il negozio Underground in Via della Palazzina 1 (tel. 0761.342987).

Friulano di nascita ma milanese d’adozione, Paolo Rossi spazia da oltre trent’anni dai club ai grandi palcoscenici, dal teatro tradizionale al cabaret, dalla televisione al tendone da circo. Il suo personale modo di fare spettacolo, pur immergendosi pienamente nelle tematiche di attualità, non prescinde mai dall’insegnamento dei classici, da Shakespeare a Molière, da Brecht all’amatissima Commedia dell’Arte.
Apprendista comico sulle pedane dei locali milanesi, esordisce come attore teatrale nel 1978 in “Histoire du soldat” per la regia di Dario Fo, iniziando una carriera che lo porterà a elevatissimi livelli di popolarità, anche grazie alle esperienze televisive negli anni ‘90 con “Su la testa” e “Mai dire gol” e altre.
Due le partecipazioni al Festival di Sanremo: nel 1994 canta il brano “I soliti accordi” in coppia con Enzo Jannacci e nel 2007 da solo con la canzone “In Italia si sta male (si sta bene, anzichenò)” in cui propone un inedito di Rino Gaetano. A una comicità aggressiva e spesso dura, Paolo Rossi contrappone una vena poetico-surreale che gli consente di parlare di questioni politiche e sociali con estrema grazia e lucidità.
Dal 2008 si dedica con nuovo slancio alla ricerca di un nuovo teatro popolare, attraverso un lavoro laboratoriale condotto in diverse città italiane, lanciandosi nell’ultimo anno in una rivisitazione “pop” de “Il mistero buffo” di Dario Fo.
Si ricorda infine che il programma completo di Caffeina Cultura 2011 sarà presentato ufficialmente alla stampa giovedì 23 giugno alle ore 10.30 presso la sede di Unindustria Viterbo (Via Fontanella del Suffragio 14, traversa Corso Italia).
Per ulteriori informazioni: http://www.caffeinacultura.it/.
 

venerdì, maggio 20, 2011

come superare la situazione italiana ...


Come superare la situazione italiana... Soluzioni patafisiche:
  • La patafisica è la scienza delle soluzioni immaginarie, che accorda simbolicamente ai lineamenti le proprietà degli oggetti descritti per la loro virtualità.
  • ...forse quello che spiega il rifiuto che manifestiamo di ciò che è serio, di ciò che non lo è, in quanto per noi, è esattamente la stessa cosa, è patafisica.
  • Per il patafisico l'idea di verità è la più immaginaria fra tutte le soluzioni.

giovedì, maggio 19, 2011

PATAFISICA & TRECCANI

Patafisica

Enciclopedie on line
Patafisica
patafisica Ipotetica «scienza delle soluzioni immaginarie» (secondo la definizione datane dal suo inventore, A. Jarry, in Gestes et opinions du docteur Faustroll, pataphysicien,postumo, 1911), fondata sul principio dell’equivalenza universale e della conversione dei contrari, e intesa allo studio delle «leggi che regolano le eccezioni»; parodia del pensiero metafisico (il termine pataphysique deriva dal greco ἐπί eμετὰ τὰ ϕυσικά, per indicare la scienza di ciò che si sovrappone alla metafisica), che si esprime in forme di ragionamento capziose e paradossali e in un linguaggio festosamente dissacratorio, nel solco diF. Rabelais. A essa si rifanno i membri del Collège de pataphysique, fondato in Francia (1948), cui hanno aderito scrittori (R. Queneau, B. Vian, M. Leiris, E. Ionesco), pittori (M. Ernst, J. Miró, M. Ray, E. Baj), cineasti (R. Clair), critici (M. Saillet), matematici (F. Le Lionnais) ecc., alcuni dei quali diedero vita all’esperienza contigua dell’OULIPO.

sabato, aprile 30, 2011

Il potere a nudo nell' "Ubu rex" degli Scarti




La Spezia. E' tutto pronto per sabato 30 aprile per lo spettacolo-evento degli Scarti al Teatro Civico della Spezia che chiude la stagione teatrale 2010-2011. Dopo il successo dello scorso aprile con la presentazione in anteprima, con quattro repliche da tutto esaurito al Dialma Ruggiero e le date promozionali di Pisa e Massa, con recensioni sulle più prestigiose riviste di teatro nazionali, "Ubu Rex" torna alla Spezia per il debutto ufficiale. Un percorso di produzione interamente realizzato alla Spezia dalla più giovane compagnia della provincia, che ha coinvolto alcune tra le migliori espressioni della creatività nazionale e internazionale, tramite collaborazioni e corsi di formazione con importanti professionisti del mondo del teatro, come Cathy Marchand, Massimiliano Civica (regista Premio UBU), Stefano Mazzanti, Marie-Eve Gardere, Eva Babbini (scuola di Lecoq – Parigi). Lo spettacolo è l'interpretazione da parte degli Scarti dell'“Ubu Roi” di Alfred Jarry, uno dei testi più rivoluzionari e scandalosi nella storia del teatro moderno. La scelta del testo sta nell'urgenza di riflettere sul tema del potere nella contemporaneità, sulle sue forme, i suoi abusi e le sue banalità. L'opera di Jarry, nonostante sia stata scritta alla fine dell'800, è una formidabile chiave d'indagine e di rappresentazione dello spirito del nostro tempo, fatto di violenza e cinismo, paure reali e paure indotte, di edonismo e onanismo, individualismo e conformismo. Ubu è una storia di oggi senza parlare esplicitamente del nostro mondo. Il mondo di Ubu è la storia del potere di sempre. Che si ripete da sempre. Ubu, però è anche altro: un bambino adulto, perverso polimorfo e fragile, manipolato dalla sua Madre-Moglie, ma anche manipolatore. Carnefice egoista e vittima del proprio ego. Ed è questo a trasferire la sua natura di marionetta su un piano di riconoscibile umanità. Gli Scarti, nel signor Ubu, hanno visto un megafono per poter parlare della contemporaneità, “in un paese dove sta sempre più prendendo campo un tipo di teatro estremamente commerciale che si appiattisce sui tempi e sui modi della televisione. La voglia matta del “far teatro” e dello stare insieme, la voglia di sudare e giocare tra noi, sono direttamente proporzionali al dialogo che il gruppo di attori vuole instaurare col pubblico. Questa voglia che nel tempo è divenuta “missione” unisce un gruppo fortemente motivato che non si abbandona al teatro ma lo affronta di petto, perch sa che il giorno dopo dovrà tornare nel cantiere, a scuola, dovr tornare agli impegni universitari e al lavoro in generale. La fatica comune e la bellezza dello stare insieme crea la forza propulsiva della vita (intesa come energia e sentire comune) che speriamo possa inondare lo spettatore”.

Prima dello spettacolo alle 17.30, nel ridotto del teatro avrà luogo una conferenza per approfondire il linguaggio della Patafisica, alla quale si ispira il testo di Jarry dal titolo:

"Merdra, disquisizioni varie attorno ad Alfred Jarry la 'Patafisica e le sue istituzioni", a cura di Serenissima Tania Lorandi, Elevatrice dei Poliedri Caduchi (Virtuosa), Provveditrice Rogatrice Generale del Collage de 'Pataphysique di Bergamo.

I biglietti per lo spettacolo sono disponibili in prevendita presso la biglietteria del Teatro Civico della Spezia. Per prenotare 0187757075


FONTE : http://www.cittadellaspezia.com/La-Spezia/Cultura-e-Spettacolo/Il-potere-a-nudo-nell-Ubu-rex-degli-83456.aspx

lunedì, marzo 28, 2011

Il paese dei Giovanardi - di Nicola Pasa




Che c’è di strano ? Mi sveglio una mattina [tra parentesi dopo una nottata di sesso e droga in cui la parte predominante era la droga, i postumi da droga niente male, il sesso però mi ha lasciato un indolenzimento alla mano destra, chiusa la parentesi], scendo in cucina, scendo perché abito in una mansarda, e in cucina con mio sommo stupore e raccapriccio ci trovo Giovanardi, avete presente no? Quel politico di destra centro, insomma quel democristiano ossessionato dai gay e dalle droghe, lui con quella faccia, avete presente no, la faccia di Giovanardi ? Ecco io me lo ritrovo lì in cucina che sta friggendo le uova, solo che ha la gonna di mia madre, effettivamente il corpo è quello di mia madre, e anche la voce, mi saluta, mi dice buongiorno, però ha la faccia di Giovanardi, allora io rimango attonito, mi stropiccio gli occhi, penso oggesù, forse ho esagerato con le canne ieri sera, sono ancora sotto effetto, mi era venuto un colpo quando si era girata sentendomi entrare in cucina, si gira e pam Giovanardi ! Io faccio finta di niente, mi siedo e bevo il caffè, pazienza dico, aspetto che passi l’effetto della droga, allora Giovanardi c’ha ragione, la droga fa veramente male, resto lì un po’ cercando di non fissare in volto mia madre, guardo fisso sul tavolo come se c’avessi il paraocchi però lo so che se faccio tanto di sbirciare vedo la faccia di Giovanardi, è orribile, una cosa paurosa, non so se riuscite a immaginarlo, decido di uscire, di prendermi una boccata d’aria così per accelerare lo smaltimento della droga, esco e cerco di non guardare Giovanardi che mi vuole salutare dandomi un bacio, esco veloce, ciao … mamma.
Non è che fuori è l’alba, noi drogati come sapete ci alziamo tardi, verso le undici se va bene, la giornata per molti è iniziata da parecchie ore, così la strada sotto casa mia è piena di passanti e di macchine che passano, appena esco dal portone mi imbatto in un altro Giovanardi, è un tizio obeso che porta a spasso il cane, il cane lo riconosco, è un tizio che abita dall’altra parte della strada, un pensionato, mi guarda e mi saluta, io ricambio a malincuore, la faccia di Giovanardi è un po’ dilatata perché il signore di solito ha una facciona larga, così la faccia orrenda di Giovanardi è ancora più orrenda, passo oltre, tutti quelli che incontro hanno la faccia di Giovanardi, donne, uomini, bambini, di ogni colore o razza, c’è un marocchino che vende ombrelli, anche lui ha la faccia di Giovanardi, mi sembra un incubo, più cammino e più la consapevolezza di essere dentro a un incubo cresce e cresce il sollievo, penso che la droga poi non è che provochi queste allucinazioni pazzesche, troppo assurde, è per forza un incubo, fra un po’ mi sveglio nel mio letto e ritrovo tutto come l’avevo trovato, voglio dire ritrovo il mondo com’era prima, non è la prima volta che faccio incubi spaventosi, specie quando mi drogo, mi ricordo un incubo in cui facevo sesso con Belen Rodriguez e a un certo punto mi accorgo che non  sto scopando Belen ma Corona, mentre Belen mi sta inculando da dietro, nell’incubo pensavo che Belen e Corona si erano scambiati i sessi, erano un po’ come dei pupazzi che possono svitarsi parti del corpo e scambiarsele, lo trovavo credibile all’interno di quell’incubo, come diceva qualcuno i sogni hanno una logica loro, però hanno una logica, mica sono delle cose così a cazzo campana come certi libri, quindi pensavo di essere dentro un incubo e la logica di quell’incubo consiste nella ‘giovanardizzazione’ del mondo, percorro pochi passi, svolto l’angolo e vedo il solito grande cartellone pubblicitario dei collant, c’è una tipa veramente gnocca, con un gran culo, sorride in modo provocante, il fatto che abbia il volto di Giovanardi non mi sorprende più, anzi me lo aspettavo, rimane comunque una bella figa, ci metto il sacchetto in testa come dicono quelli che parlano bene e me la scopo mentalmente, l’incubo in cui sono capitato è veramente congegnato bene, la mia mente deve essere di un livello superiore perché l’edicola vicino a casa mia circondata da un gruppo di Giovanardi fino all’altro giorno era gestita da Beppe, un simpatico cazzaro, ora c’è Giovanardi a dare i giornali agli altri Giovanardi che affollano l’edicola, io mi avvicino e chiedo il Corriere della Sera, pago e apro il giornale, bé cosa leggo ? c’è un’intervista ad un certo Giovanardi, un magistrato a quanto pare, anche l’intervistatore è Giovanardi, sfoglio il giornale e vedo che nella cronaca nera hanno ucciso un Giovanardi, del caso si sta ovviamente occupando l’ispettore Giovanardi, altro fatto di cronaca, un tale di nome Giovanardi ha rapinato una banca e ha ucciso il cassiere, anche lui era tale Giovanardi, nella rubrica televisiva c’è l’annuncio di un faccia a faccia a Porta a Porta condotta da Bruno Giovanardi, il faccia a faccia è tra Giovanardi e Giovanardi, inutile dire che il Corriere pullula di foto di Giovanardi e che il direttore del Corriere si chiama Giovanardi, evito di impallidire di fronte a due sventole di colore che mi passano davanti sculettando, anche loro hanno la faccia di Giovanardi, ma come si sentirà il vero Giovanardi, pensavo, voglio dire se tutti sono te, te chi cazzo sei ? Giovanardi nel mio incubo avrà una vera crisi di identità, gli altri in fondo non sono davvero dei Giovanardi, e passato l’incubo torneranno ad essere gli stessi di sempre, il vero Giovanardi invece che in questo momento non è più il solo Giovanardi tornerà ad essere l’unico Giovanardi, questo per il Giovanardi del mio incubo dovrebbe essere motivo di grave insofferenza interiore, mi dicevo queste cose in teste mentre mi rallegravo di non essere io il vero Giovanardi, entro nel bar Giovanardi, in via Rosselli che per l’occasione si chiama via Fratelli Giovanardi, al bancone trovo oltre a vari Giovanardi perditempo la barista solita, la riconosco dal golfino blu che non cambia mai scollato sulle tettone, si vede anche il tatuaggio sulla tetta destra, mi guarda e mi sorride con la sua faccia di Giovanardi e mi chiede con la consueta voce roca se voglio un caffè, certo, dico io, lei mi serve un caffè, uno dei Giovanardi al banco paga alla cassa e saluta, la barista lo saluta ‘buongiorno signor Giovanardi’, rifletto sulla giovanardizzazione del mondo, non solo tutti hanno la faccia di Giovanardi ma hanno anche il cognome di Giovanardi, tutti si chiamano di cognome Giovanardi, hanno invariato solo il nome di battesimo, anche il corpo è rimasto il loro, solo il viso è di Giovanardi, mi chiedo il perché sto facendo questo incubo, in fondo io di questo Giovanardi non so un granché, voglio dire so a malapena che fuori dall’incubo Giovanardi è un politico che si occupa di droga ed esprime sempre posizioni bigotte e reazionarie, mai votato uno così, d’altronde vorrei trovare uno che lo voterebbe, certo se il mondo fosse davvero di Giovanardi, tutto il parlamento pullulerebbe di Giovanardi, a quel punto mi chiedo se la giovanardizzazione del mondo ha permeato anche i valori morali e politici all’interno del mio incubo, mi chiedo se tutti la pensano come Giovanardi, mi viene incontro la barista che accende il televisore, c’è il tg5, la speaker con la faccia di Giovanardi annuncia che il ministro Giovanardi ha scritto un decreto che vieta alle persone dichiaratamente omosessuali di manifestare la loro omosessualità pubblicamente, la logica idiota di un tale provvedimento mi induce a ritenere che ora il pensiero politico e morale delle persone nel mio incubo è quello del Giovanardi autentico, un altro ministro Giovanardi annuncia che da oggi è attiva una legge che permette l’arresto immediato dei consumatori di cannabis, ecco fatto, passano due minuti, due carabinieri con la faccia di Giovanardi entrano nel bar e mi arrestano, io mi divincolo, protesto, uno dei carabinieri mi sventola sotto gli occhi un mozzicone di una canna che mi sono fatto ieri sera prima di crollare nel sonno e nell’incubo in cui vivo attualmente, fuori dal bar c’è mia madre a braccia conserte, scuote la sua faccia di Giovanardi, è stata lei a fare la spia, Diobono, cerco di gridare ma mi tappano la bocca i due gendarmi e mi spingono nella loro macchina, mi ritrovo al comando dei carabinieri, il maresciallo Giovanardi mi squadra severo, mi dà dei gran ceffoni e mi dice di parlare, di fare i nomi dei miei complici, io non dico nulla, tre Giovanardi mi prendono e mi ammazzano di botte poi mi mettono in una cella insieme a due marocchini anch’essi con la faccia di Giovanardi, resto lì in quella cella impaurito e mezzo rincoglionito dalle botte per non so quanto, poi entra un carabiniere, mi mette le manette e mi trascina via con sé, mi ritrovo in un aula di tribunale dove una folla di Giovanardi mi guarda severa e accigliata, il giudice Giovanardi illustra la sentenza, che razza di processo è, mi chiedo, l’avvocato d’ufficio Giovanardi mi dice che sono stato condannato a 30 anni di lavori forzati, io provo a protestare ma non mi esce niente perché sono in un incubo anche se le botte le ho sentite davvero, ma gli incubi sono iperrealisti come sanno tutti, passa un’ora e mi ritrovo in una miniera con una catena al piede, vedo un sacco di Giovanardi legati come me che spaccano delle pietre, una delle guardie dalla faccia di Giovanardi mi osserva, mi viene vicino e mi dice di seguirlo, io gli dico che sono legato con la catena, allora lui mi libera e mi conduce in una stanzetta, mi dice guardandomi con la sua faccia di Giovanardi di essere carino con lui, mi fa mettere in ginocchio e mi abbassa i pantaloni, a quel punto io mi giro e gli mollo un cazzotto nella sua faccia di Giovanardi, che gli spacco il naso, quello si accascia dicendo merda e altre cose, io mi alzo e fuggo dalla stanza, una guardia appena sono fuori dalla caserma mi tramortisce con un manganello, mi sveglio confuso davanti a cinque Giovanardi armati, è un plotone di esecuzione, cerco di gridare di divincolarmi ma non riesco, il comandante Giovanardi invita Don Giovanardi a fare il suo lavoro, 
Don Giovanardi mi chiede di confessarsi che mi darà la benedizione, lo mando a fanculo, allora lui mi dà l’estrema unzione, il comandante conta fino a dieci, al dieci mi sveglio finalmente nella mia stanza, cazzo che sollievo, penso, eccomi qui nella mia stanza, un incubo con i contro cazzi altro ché, mi alzo e piscio, l’incubo mi ha spossato, ma so che sono i postumi delle canne e della birra, scendo in cucina e c’è mia madre che prepara le uova, si gira e … la sua faccia è normale, la solita mamma, solo che è impietrita, le cade la padella con le uova, un casino sul pavimento, poi mi indica, sembra spaventata, che c’è mamma le chiedo e mi avvicino, lei mi dice chi cazzo è lei è? Cosa ci fa in casa mia ? e io dico, mamma sono io che cazzo dici, ma lei scappa dalla cucina e si rifugia in camera, sento che compone un numero di telefono, allora io comincio a preoccuparmi, che cosa è successo dico, passo davanti allo specchio del salotto e mi blocco, con la coda dell’occhio ho visto un estraneo, vestito come me, l’ho visto nello specchio mentre passavo, mi guardo attorno e non vedo nessuno, vado davanti allo specchio e quasi mi prende un infarto, nello specchio ci sono io, certo ma cazzo, sono Giovanardi, ho la sua faccia, sono diventato Giovanardi e questo non può essere un incubo, perché non esiste che ci sia un incubo dentro un incubo,  mi do dei pizzicotti fortissimi, non mi sveglio, non c’è niente da fare, devo essermi trasformato in lui, deve essere stata quella merda di droga, allora faccio l’unica cosa che possono fare i drogati di merda per Giovanardi, devo morire, torno in mansarda salgo sul tetto e mi butto giù, mentre cado giù prima di sfracellarmi sulla strada immagino il titolo di cronaca nera della mia città ‘un giovane Giovanardi si uccide gettandosi dal tetto di casa’ e immagino il commento del vero Giovanardi: ‘E’ stata la droga a uccidere questo giovane, diventano zombie: è la droga che li riduce così’.




Nota :
in corsivo riporto le parole espresse dall’On. Giovanardi in merito alla morte di Stefano Cucchi

domenica, marzo 27, 2011





FONTE




giovedì 24 marzo 2011

La Patafisica: "la scienza delle soluzioni immaginarie...

Oggi la patafisica è ancora possibile? Più che mai, resta un modo di vedere il mondo. Nella terminologia sciamanica Yaqui, del ormai famoso maestro Don Juan di Castaneda,  la patafisica  rientrerebbe nell'arte dell'agguato. Uscire dal sistema attraverso un agguato non è cosa facile, la patafisica ha aperto la strada. Uscire dai sentieri, aprirsi un varco che restituisca libertà nel pensare e nel fare. Oggi si è troppo dominati dai modelli a cui tendere, si veda l'editoria dove si è scrittori solo se un editore riconosciuto dal sistema ti pubblica. E così via... si potrebbe fare un elenco di questi effimeri modelli  che condizionano la nostra esistenza. La Patafisica insegna una via possibile per uscire, le rivoluzioni vere sono quelle che si compiono nella propria testa. Alfred Jarry il fondatore di questa indagine sull'assurdità dell'esistenza attraverso il grottesco, è stato il maestro dell'agguato. Se si deve trovare un'altra via per uscire dal sistema dell'assurdo, quella resta la creatività esagerata, anarchica, dissacrante vesro un sistema di regole definite "civili". Il mondo cambierà soltanto quando un bambino sarà libero di scrivere: "O' trovato un tesoro" e non "Ho trovato un tesoro". Il sistema dell'assurdo ha partorito maestre che  impartiscono continue correzioni  per costringere i piccoli bimbi a adeguarsi al sistema e vedere il mondo come tutti lo vedono nell'apatica convenzionalità di sempre. La cosa più difficile del vivere è imparare a pensare con la propria testa e praticare l'arte dell'agguato. Tutto ciò che è diverso, il sistema lo rifiuta o lo emargina a partire dalla disabilità fisica!
Libri suggeriti:
Enrico Baj "la patafisica" Ed. Abscondita 2009
Alfred Jarry " Gesta e opinioni del dottor Faustroll, patafisico" Ed. Adelphi 1984

                   LA PATTA-FISICA E' SEMPRE APERTA